I figli non ti rendono più felice ogni giorno. Ma cambiano tutto il resto.

Uno studio lo dimostra scientificamente. Io lo vivo. E non sono sicuro di come sentirmi a riguardo.

I miei figli hanno 8 e 5 anni. Se mi chiedete se sono felice di essere padre, la risposta è ovvia: sì, assolutamente. Ma se mi chiedete se sono più felice ogni giorno rispetto a prima di averli… quella è una domanda diversa.

È una domanda scomoda. Una di quelle che non si fanno ad alta voce per paura di essere fraintesi. Eppure uno studio pubblicato su Evolutionary Psychology da ricercatori dell’Università di Nicosia ha avuto il coraggio di farla, e le risposte sono illuminanti.

Il risultato principale è quello che i ricercatori chiamano “neutralità della genitorialità”: avere figli non aumenta il livello quotidiano di felicità. Zero. Nullo. Statisticamente, su campioni di dieci paesi diversi, i genitori non si dichiarano più felici ogni giorno rispetto a chi figli non ne ha.

LO STUDIO IN NUMERI
> 10 paesi coinvolti nello studio internazionale
> 0 effetto diretto dei figli sulla felicità quotidiana (una volta isolato il fattore “coppia”)
> 97% dei genitori, però, afferma che i figli sono una fonte di gioia nella propria vita

Questo 97% è la chiave di tutto. E spiega il paradosso.

I ricercatori lo chiamano la teoria dei “picchi” emotivi. La genitorialità non alza il tuo livello base di serenità quotidiana. Non ti fa sentire bene ogni mattina mentre fai il caffè. Non elimina lo stress del lunedì, le preoccupazioni lavorative, le notti insonni (anzi, letteralmente ne aggiunge). Ma ti regala momenti di gioia così intensi, così rari, così assoluti, che quando poi qualcuno ti chiede “hai figli? sei felice?” non riesci a rispondere altro che sì.

I primi passi del mio piccolo. Il giorno in cui la mia bimba ha letto la sua prima frase da sola. Cose che non dimentichi mai. Cose che fanno sembrare tutto il resto secondario.

C’è però un lato meno comodo dello studio. Quello che riguarda la coppia. I dati mostrano che la soddisfazione nel rapporto di coppia tende a diminuire tra chi ha figli. Non è una novità per chi è genitore. Lo stress, la stanchezza, il tempo che si riduce, le priorità che si ridisegnano: tutto questo mette alla prova qualsiasi relazione. La scienza lo conferma.

Interessante è anche la differenza di genere: il senso di significato che i figli aggiungono alla vita è percepito molto più intensamente dalle donne che dagli uomini. Forse perché il carico è ancora distribuito in modo asimmetrico. Forse perché la maternità, nella nostra cultura, ha ancora un peso identitario che la paternità non ha. Una riflessione che merita approfondimento.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è il cosiddetto “paradosso evolutivo”. Dal punto di vista biologico, dovremmo essere programmati per sentirci felici quando procreiamo: la natura dovrebbe ricompensarci con benessere puro per spingerci a fare qualcosa di così impegnativo come crescere un figlio. Invece, questa ricompensa emotiva quotidiana non esiste. Esiste però qualcosa di diverso, forse più profondo: il senso.

I genitori, in tutti i paesi del campione, riportano punteggi più alti nel “senso del significato della vita”. Non nella felicità. Nel significato. E forse è lì la vera risposta.

Forse la domanda giusta non è “i figli ti rendono più felice?” ma “i figli cambiano il motivo per cui stai qui?”.

Io non ho avuto figli per essere felice. Li ho avuti perché era la cosa più giusta, più vera, più mia che potessi fare per me. E ogni giorno in cui la mia bimba mi chiede di spiegarle qualcosa, o il mio piccolo terremoto mi salta addosso appena rientro a casa, capisco che la scienza ha ragione: non è felicità quotidiana. È qualcosa che non ha ancora un nome preciso, ma che vale molto di più.

Forse vale tutto.


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