Ci sono mattine in cui esci di casa, guardi le Alpi all’orizzonte e pensi che potresti guidare verso quelle cime. Non come vacanza, non come gita organizzata. Solo tu, una strada, e la sensazione di salire.
Vivere a Torino o nella cintura torinese significa avere nel raggio di poche ore alcune tra le strade più spettacolari d’Europa. Non lo dico per campanilismo, lo dico perché spesso ce ne dimentichiamo, distratti dalla routine, dai figli da portare a scuola, dagli impegni che si accumulano. Questo post è un promemoria. Per me prima di tutto.
Colle dell’Agnello: salire fino al confine del mondo
Il Colle dell’Agnello, a 2.744 metri, è il passo asfaltato più alto del versante italiano delle Alpi. Collega la Val Varaita con il Queyras francese e ha un carattere preciso: non ti colpisce con uno strappo improvviso, ti conquista per accumulo. Sale in modo continuo, tornante dopo tornante, e ogni curva ti apre un panorama leggermente più ampio del precedente, fino a quando non ti ritrovi su una linea di confine che è anche, fisicamente, una linea tra due mondi alpini completamente diversi.
Si parte da Saluzzo, si risale la Valle Varaita fino a Chianale, ultimo paese prima della vetta. Circa 60 km interamente asfaltati, impegnativi per la progressione costante di quota e curve. L’ideale per una giornata intera, senza fretta.
Colle del Nivolet: l’altopiano sospeso nel Gran Paradiso
Il Nivolet è diverso da qualsiasi altro passo alpino perché non è fatto per attraversare. È fatto per entrare. La strada dalla Valle Orco ti porta dentro il Parco del Gran Paradiso, fino a uno degli altopiani più alti e isolati accessibili su asfalto in tutta Italia. Man mano che sali, la vegetazione si ritira, i laghi artificiali in quota si aprono davanti a te e il silenzio diventa quasi fisico.
Da Ivrea si percorre la SP460 attraverso Ceresole Reale, costeggiando il Lago di Ceresole, fino alla vetta. Circa 80 km, panoramici dall’inizio alla fine. Una nota pratica: nei fine settimana estivi il colle è chiuso al traffico, quindi meglio pianificare in infrasettimanale se si vuole salire fino in cima.
Strada dei Cannoni: il crinale tra due valli
Questa è quella che mi affascina di più, probabilmente per la sua storia. È una ex strada militare che corre lungo lo spartiacque tra Valle Maira e Valle Varaita, sempre oltre i 2.000 metri, toccando il Colle di Sampeyre a 2.324 metri. Non è una strada per collegare A a B: è una strada per stare in quota, con le Alpi Cozie e Marittime da una parte, il Monviso dall’altra.
Dopo i lavori di messa in sicurezza è stata riaperta nell’estate 2025 con un sistema di accesso a giorni alterni: pedoni e bici nei giorni dispari, mezzi motorizzati (moto, auto, quad) il martedì e il giovedì. Nessun pedaggio, solo segnaletica con QR code. Il fondo è sterrato per circa 40 km di dorsale, il che vuol dire guida costante e attenzione continua. Ma anche una libertà di paesaggio che le strade asfaltate raramente regalano.
Strada dell’Assietta: dove la storia incontra la quota
L’Assietta è un’altra ex strada militare storica, questa volta tra Val Susa e Val Chisone. Si sviluppa quasi interamente sopra i 2.000 metri lungo il profilo del crinale, in modo che per lunghi tratti ti ritrovi sospeso tra due vallate con una visibilità a trecentosessanta gradi che è difficile da descrivere se non la si è vissuta.
Il fondo è sterrato, non ci sono difficoltà tecniche estreme, ma la quota costante e la lunghezza del percorso richiedono preparazione. La percorrenza è stagionale e legata alle condizioni del fondo, il che aggiunge a questa strada un carattere quasi effimero: non la trovi sempre aperta, e questo la rende ancora più speciale quando ci riesci.
Perché ne vale la pena (soprattutto in moto!)
Quattro strade, quattro caratteri completamente diversi. Una salita lineare e continua, un altopiano dentro un parco naturale, un crinale militare con accesso regolato, una cresta storica sospesa tra due valli. Tutte e quattro a distanza ragionevole da Torino, tutte e quattro capaci di regalarti quella sensazione rara di essere davvero altrove anche quando sei rimasto in regione.
Il Piemonte alpino è una risorsa che abbiamo letteralmente fuori dalla porta, e io, lo ammetto, la sfrutto molto meno di quanto dovrei. Questo post è anche un impegno con me stesso: almeno una di queste strade, entro la fine dell’estate.
Quale farei prima? L’Agnello, senza dubbio. Per quella progressione lenta verso il confine che mi sembra una metafora piuttosto efficace di molte cose della vita.


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