Lettera aperta a Rum, il bravo cane.

Premessa

Questa serie di articoli è per ricordare la storia di Rum, un golden retriever, che è arrivato per caso nella mia vita, e che l’ha completamente stravolta.

L’idea è di ricordare momenti della nostra vita assieme, divisa in periodi differenti, sparsi durante i suoi quasi 12 anni di strada insieme. Tra le attività sportive, le attività in protezione civile, la famiglia e il lavoro.

Rum, con cappello e occhiali.

Rum Gump | 05/02/2012 –> 26/10/2023

Ripensandoci oggi, dopo tutto quello che abbiamo vissuto insieme, mi sorprende quanto fossi ingenuo. Con l’entusiasmo tipico di chi non vede l’ora di accogliere un nuovo compagno di vita (anche se fino a 1 minuto prima continuavo a dire che non ero adatto a occuparmi di cani), presi un cucciolo di appena 45 giorni. A quell’età è quasi una creatura “incompleta”: fragile, spaesata, priva di quegli insegnamenti fondamentali che normalmente la madre e i fratellini trasmettono nelle settimane successive alla nascita. Non lo sapevo davvero, non con la consapevolezza che ho oggi.
E gli inizi, infatti, non furono semplici.

Quel piccolo batuffolo ebbe difficoltà a relazionarsi con gli altri cani. Non capiva le distanze, non interpretava bene i segnali, entrava in contatto come un bambino che non ha ancora imparato le regole del gioco. Guardandolo adesso, con il senno di poi e con l’esperienza di educatore e addestratore maturata negli anni, so perfettamente da cosa derivavano quei comportamenti. Allora no. Allora c’era solo la voglia di farlo stare bene, e la determinazione a capire come aiutarlo.

Abbiamo lavorato tanto insieme. Pazienza, costanza, fiducia reciproca: un percorso che, lentamente, lo ha trasformato. Ogni piccolo passo avanti era una conquista, ogni giornata insieme costruiva un legame sempre più forte.
E quel cucciolo insicuro, un giorno, quasi senza accorgercene, è diventato un cane straordinario.

Buono in un modo che sembra raro, sociale con tutti, socievole con ogni cane che incontrava, capace di portare serenità semplicemente stando lì. Rilassato, adattabile, profondamente empatico. Un compagno che entrava negli ambienti con quella sua calma pacata che disinnescava tensioni e faceva sorridere chiunque lo incontrasse.
A dirla tutta, l’unico “vizio” che non siamo mai riusciti a levargli del tutto è stato il tirare al guinzaglio. Una specie di firma, un tratto unico della sua personalità di cui scriverò più avanti.

Ciò che resta oggi, però, è molto più di un ricordo.
È una presenza che continua a vivere negli occhi e nella voce di chiunque lo abbia conosciuto.
Manca a tutti, indistintamente.
Non solo a noi che lo abbiamo avuto accanto ogni giorno, ma anche a chi l’ha incontrato una sola volta e si è sentito accolto da quel suo modo semplice e sincero di essere speciale.


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Una risposta a “Lettera aperta a Rum, il bravo cane.”

  1. Avatar Cani in Ufficio: Come Creare un Ambiente Pet-Friendly Senza Perdere Produttività – K Life

    […] quindici anni fa (quando portai a casa Rum), quando il numero dei dipendenti della mia azienda iniziò a crescere, presi la decisione di […]

    "Mi piace"

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